Perché non dovremmo mai augurare del male a nessuno. E i motivi sono tutti validi

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Perché non dovremmo mai augurare del male a qualcuno? È presto detto. Tutti noi abbiamo vissuto situazioni nelle quali siamo stati vittime di torto o di ingiustizia. Da un voto negato a scuola, ad una promozione conferita a chi, secondo il nostro giudizio, non se la meritava proprio.

E così a molti di noi può essere capitato di cadere vittime del desiderio di vendetta o, anche, di augurare del male a qualcun altro. Quando subiamo un torto diventa impellente, quasi vitale, il bisogno di giustizia.

Un desiderio che nasce e si vuole a tutti i costi. Da ottenere con le buone o, anche, con le cattive.

Augurare del male

Augurare del male, una sorta di cortocircuito mentale

Se questo stato d’animo, legittimo peraltro, viene disatteso, ecco farsi strada anche il pensiero di augurare il male a qualcuno. Una sorta di cortocircuito mentale che sprigiona quando ci si sente soli e umiliati, offesi e senza giustizia.

In questi frangenti dimentichiamo alcuni concetti fondamentali.

Sia la parte offesa che colui che offende hanno, a modo loro, una ragione. Per questo la giustizia prevede che una terza persona, un soggetto chiamato “super partes” possa amministrare questa delicata funzione.

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Fare il giudice, secondo le più antiche dottrine sviluppatesi nei secoli significa ricercare, in sé e negli altri, il dovere e il diritto.

E non sempre questi concetti sono condivisi, così come esistono atti e comportamenti che sfuggono del tutto ai termini di dovere e diritto. Quindi, a questo punto, la mente si offusca e l’unico pensiero diventa quello di augurare il male a qualcuno.

Il celebre studioso Simon Baron Cohen, docente di psicopatologia dell’università di Cambridge, afferma che la cattiveria nasce laddove manca empatia.

Mescolando analisi scientifiche e testimonianze del suo retaggio ebraico Baron Cohen cerca di individuare il motivo che spinge un soggetto ad un atto crudele o, a qualcuno, di augurare il male ad un’altra persona.

Arrivando quindi ad una conclusione: chi non conosce l’empatia è, generalmente, una persona sola al mondo e sola nel suo mondo.

È quello che accade a chi, subendo un’ingiustizia o vivendo un torto, arriva a sentirsi solo e senza possibilità alcuna di avere diritto ad un risarcimento.

Facendo nascere, in questo modo, l’idea di augurare il male a chi lo ha offeso o umiliato.

Punizione e castigo

La differenza tra punizione e castigo

Baron Cohen ricorda anche, nell’analizzare questi pensieri, che c’è una differenza profonda tra punizione e castigo.

La punizione solitamente è affiancata al concetto di giustizia. Il castigo che, a differenza della punizione, implica un negare qualcosa a qualcuno, scatta quando manca il diritto della punizione.

Augurare del male a qualcuno rientra quindi in questa seconda ipotesi. Ed è lo stadio che incrocia chi non riesce ad ottenere una giusta punizione in uno stato di diritto.

Ricordando che questa emozione finisce col divorare il soggetto che la prova, portando anch’esso in uno stato mentale e psicologico alterato e molto distante dalla giustizia.

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