Un marito chiede il divorzio perché la moglie “non stira, non lava e non cucina”: il giudice lo rimprovera appellandosi alla legge

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Un episodio verificatosi a Foggia, ha attirato grande clamore da parte dell’opinione pubblica che si è imbattuta in un caso di contrasti di coppia: un marito chiede il divorzio perché la moglie non adempie alle mansioni di casa.

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L’uomo in questione ha portato in tribunale la moglie per chiedere il divorzio con colpa perché la donna dopo il matrimonio gli aveva fatto vivere un inferno: non cucinando, lavando e stirando. Mettendo sotto accusa il comportamento della moglie, questo marito chiede il divorzio ribadendo fermamente che la donna non si è mai presa di lui.

Secondo la legge se uno dei coniugi viola gli obblighi previsti con il matrimonio, può essere accusato dal partner che può chiedere una separazione con colpa. Ma questo non è il caso in questione secondo il giudice chiamato a giudicare la causa di divorzio.

Un marito chiede divorzio la moglie

Un marito chiede il divorzio perché la moglie non fa le faccende domestiche

Il giudice civile Paolo Rizzi, che ha dovuto deliberare dopo aver ascoltato le lamentele del marito sulla moglie, la quale non avrebbe mai svolto le faccende domestiche, ha infatti dato torto all’uomo. Nella motivazione letta in aula al momento della decisione del giudice addirittura il marito è stato redarguito.

“Nessuno poteva dimostrare la veridicità dei fatti esposti dell’uomo”, così ha sentenziato il giudice civile Paolo Rizzi, sottolineando che i litigi della coppia non potevano essere confermati trovando ragione nel fatto che la donna non svolgeva le faccende domestiche.

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Dopo che il il marito chiede il divorzio il matrimonio non è finito per colpa della donna, come pretendeva lui, perché l’uomo non ha avuto modo di presentare in aula le prove per sostenere la sua tesi. Una sentenza emessa nel rispetto della legge, visto che si fa appello a quanto previsto nel Codice civile. Di fatto nell’articolo 143 si segnala: “Con il matrimonio marito e moglie acquistano gli stessi diritti e assumo i medesimi doveri. […] Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavori professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.