Psicologia

Atteggiamento empatico: quando il dolore altrui ti distrugge

Publicato da
Martina Solazzo

L’atteggiamento empatico, quando il dolore altrui ti distrugge l’anima.

“Non chiedo alla persona ferita come si sente, io stesso divento la persona ferita” Walt Whitman

Come riconoscere un atteggiamento empatico, ovvero quando la sofferenza di un altra persona finisce per distruggerti

L’empatia è un dono straordinario, ma emotivamente si paga un caro prezzo

Senza dubbio avere un atteggiamento empatico significa essere in grado di relazionarsi positivamente con chi ci circonda.

Essere in grado di mettersi nei panni degli altri con lo scopo di sperimentare i loro sentimenti, è da un certo punto di vista un vantaggio.

Ci permette, infatti, di capire le loro difficoltà e di conseguenza di aiutarli nel modo migliore.

Tuttavia, essere eccessivamente empatici è anche un’arma a doppio taglio che ci porta a pagare un caro prezzo, ovvero la cosiddetta sindrome da empatia.

Cos’è l’empatia

Il lato sconosciuto dell’empatia che in pochi conoscono e vedono

Esistono diversi tipi diversi di questa speciale caratteristica:

– l’empatia cognitiva, in cui adottiamo la prospettiva altrui comprendendo il suo punto di vista

– la preoccupazione empatica, che implica la capacità di comprendere e sperimentare gli stati emotivi altrui e di mostrare un’autentica preoccupazione per gli altrui problemi.

Infine, c’è un’empatia che può essere descritta come un semplice contagio emotivo e che genera una grande dose di disagio personale.

In questo caso, siamo infettati dalle emozioni degli altri, ma non siamo in grado di proteggerci.

E così finiamo per soffrire con loro, devastati da quelle emozioni.

Preoccuparsi eccessivamente del dolore emotivo degli altri senza avere gli strumenti psicologici per gestire quella situazione è un male

Perché finisce per generare usura, nota anche come stanchezza da compassione.

E’ un termine che è stato proposto dallo psicologo Charles Figley per riferirsi a coloro che sperimentano una profonda stanchezza a causa dell’aver aiutato persone che attraversavano situazioni difficili o traumatiche.

In pratica, è dovuto ad un intenso desiderio di calmare il dolore o risolvere il problema della persona sofferente, senza essere in grado di gestire il dolore che ciò causa.

L’affaticamento derivato da un atteggiamento empatico differisce dalla ben più nota Sindrome da Burnout che si sviluppa gradualmente di solito come conseguenza di un esaurimento psicologico.

Al contrario, l’usura dell’empatia sorge improvvisamente, può manifestarsi dopo un singolo incontro con la persona che soffre.

Inoltre, la sindrome del burnout tende a rompere le aspirazioni, i sogni e i desideri del sofferente, generando sentimenti di delusione e frustrazione, finendo per influenzare la sensazione di realizzazione personale.

Anche l’empatia ha il suo lato oscuro. Gli aspetti più segreti degli empatici

Chi ha più probabilità di entrare in questo circolo vizioso?

Ovviamente, la sindrome da empatia è più comune nei professionisti che sono in contatto diretto con persone che hanno bisogno di aiuto.

Come psicologi, psichiatri, assistenti sociali e personale medico o di soccorso.

Tuttavia, chiunque può esserne vittima.

Uno studio condotto presso l’Universidad Adventista del Plata ha rivelato che il logoramento per empatia è legato all’attenzione emotiva e alla riparazione emotiva. L’attenzione emotiva si riferisce alla capacità di prestare attenzione alle emozioni e agli stati d’animo degli altri.

Effettivamente, il logoramento empatico è stato collegato ad una scarsa riparazione emotiva, che semplicemente si riferisce alla capacità di attuare piani d’azione che ci permettono di regolare i nostri stati d’animo.

Ad esempio, prendendo una distanza psicologica al fine di proteggere il nostro equilibrio emotivo.

Pertanto, se sei emotivamente ipersensibile ma non riesci ad attuare strategie che ti permettano di riparare quelle ferite, è più probabile che tu finisca per soffrire di Sindrome di Empatia.

Sintomi di logoramento empatico

– Di rimprovero: il soggetto sperimenta le esperienze traumatiche altrui.

Il primo segnale di allarme è il fatto di non riuscire a smettere di pensare ad un episodio particolare che è rimasto attivo nel tuo cervello.

– Ottusità affettiva: il disagio accumulato che non è gestito correttamente può disconnetterti completamente da una situazione. La mente diventa satura, non sei più in grado di assorbire così tanto dolore e sofferenza e  finisci per allontanarti dalla realtà.

– Ipervigilanza: l’atteggiamento empatico prima o poi finisce per generare ansia, che di conseguenza provoca problemi a dormire e a rilassarsi.