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Quando un padre si prende cura del proprio figlio, non sta “aiutando”, sta esercitando la paternità

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Un padre che si prende cura del proprio figlio non lo sta semplicemente “aiutando”, ma sta esercitando la paternità.

Molti tendono a credere che le funzioni principali in relazione ai bambini siano naturalmente priorità della madre, perché è colei che ha portato il bambino in grembo per 9 mesi e lo ha concepito.

Questa credenza, soprattutto in alcune parti del mondo, viene trasmessa di generazione in generazione e in molti casi fa sì che i padri credano di non avere una reale responsabilità nei confronti dei propri figli.

Cosa ovviamente profondamente sbagliata.

Entrambi i genitori hanno una loro grande importanza nella crescita ed educazione dei figli e il compito dei padri non è quello di semplice aiuto, ma di una vera e propria responsabilità.

La figura del padre e della madre sono ugualmente fondamentali per il bambino, affinchè possa crescere emotivamente e psicologicamente equilibrato.

Per quanto i primi contatti e le primarie incombenze siano prerogative della mamma, soprattutto nei primi mesi di vita, il ruolo dei padri deve essere ben chiaro e riconosciuto, portarli ad una presenza costante, quotidiana.

La responsabilità verso i bambini è la stessa per entrambi i genitori.

Quindi, quando un papà cambia un pannolino, lava, culla il proprio figlio, non sta semplicemente “aiutando”, sta solo adempiendo alla sua funzione ed esercitando la paternità che, nonostante le inevitabili difficoltà, è una delle fasi più belle ed importanti nella vita di una persona.

È questa una mentalità, soprattutto come dicevamo prima, molto radicata in alcune culture, che deve essere rivista.

Il padre non è sostituibile con un nonno o una tata, è una presenza che il bambino sente necessaria e che ricerca.

Sappiamo tutti che le donne subiscono varie trasformazioni durante la gravidanza e dopo il concepimento del bambino.

Il legame che creano con la presenza, la cura e l’allattamento al seno ristrutturano il cervello delle madri, portando più maturità e responsabilità, mettendo sempre al primo posto il benessere del bambino.

Ma per quanto riguarda i padri, i loro cervelli cambiano con l’arrivo del bambino o seguono semplicemente le trasformazioni dall’esterno?

Secondo uno studio dell’Università Bar-Ilan in Israele , “se un uomo ha un ruolo primario nella cura del suo bambino, sperimenta lo stesso cambiamento neurale di una donna”.

Durante lo studio che si è avvalso di un numero sufficiente di padri collaborativi e presentò, sono stati eseguiti diversi esami del cervello e si è mostrato, ad esempio, che le tonsille avevano una sollecitazione 5 volte più intensa del normale.

Questo aumento è stato riconosciuto come direttamente correlato all’allarme di un possibile pericolo e ad una maggiore sensibilità al mondo emozionale dei bambini.

Un altro fattore molto interessante è che il livello di ossitocina presenti nei papà che svolgono un ruolo importante nella famiglia e con i loro piccoli, è simile a quello delle madri più presenti.

Questo dimostra che la vera connessione non è un privilegio riservato solo alle donne, ma anche ai padri che hanno attenzione e disponibilità verso i loro bambini.